Mission: è andato bene o male?

Mercoledì è andata in onda la prima puntata di Mission, il programma di Rai Uno che tanto ha fatto discutere già prima della sua messa in onda.

Michele Cucuzza e Rula Jebreal hanno aperto la trasmissione proprio consigliando di dover attendere almeno la messa in onda prima di giudicare qualcosa senza averlo mai visto.

Mission è stato, almeno per la prima puntata, un programma totalmente innovativo per la televisione italiana, due ore e un quarto senza mai uno stacco pubblicitario e un format originale e mai visto prima.

Albano, accompagnato da Romina e Cristel Carrisi, Candida Morvillo e Francesco Pannofino sono stati protagonisti del primo appuntamento in cui sono stati mostrati i loro viaggi in zone in grave difficoltà.

Mission si è posto come un docu-reality o una docu-fiction, un programma che possa raccontare attraverso la presenza di personaggi famosi realtà assenti dai media televisivi così da cercare di avvicinare al pubblico a ciò.

Le due ore di diretta sono state indubbiamente molto lente, uno studio freddo e i toni pacati hanno lasciato gli spettatori spiazzati davanti alla tv; i servizi sono stati sicuramente interessanti e va detto che con un piccolo sforzo tutti quanti avrebbero potuto seguirlo senza problemi.

Gli ascolti non hanno premiato la trasmissione e nonostante Giancarlo Leone fosse a conoscenza di un eventuale flop tanto da individuare il suo obiettivo nel 12% di share, il programma si è portato a casa un misero 8%, ascolti inaccettabili (o forse si) per una rete come Rai Uno.

La domanda fondamentale, prima di continuare questa analisi, è se un programma del genere possa essere valutato in termini di share.

E' vero, il canone sono i nostri soldi e vedere vip che percepiscono un compenso per andare in zone in difficoltà stona un pò, ma è altrettanto vero che se anche una piccola parte di italiani è ora venuta a conoscenza di zone e situazioni di cui prima erano allo scuro è sicuramente positivo.

Molto probabilmente il vero punto debole di Mission è stato lo studio, forse sarebbero bastati solamente i servizi intervallati dalle opinioni dei protagonisti, qualcosa di simile al montaggio utilizzato da Pechino Express, così forse gli spettatori sarebbero stati attenti ai reportage ma poi anche incuriositi da un format simile a quello di un reality ma ovviamente di diversa natura.

Nelle prossime settimane, se Rai Uno non deciderò di fermarlo prima, assisteremo ad altri votli noti del mondo dello spettacolo che racconteranno le loro esperienze e solo dopo un pò di puntate potremo veramente capire l'impatto della trasmissione sul pubblico italiano.

A prescindere dagli ascolti e dalle critiche va comunque apprezzato l'impegno della Rai di voler proporre qualcosa di nuovo, ma talvolta alcune novità sono troppo avanti e questo rende difficile la loro fruizione, un esempio potrebbe essere Uman Take Control, siamo ovviamente in un altro campo, quello dei reality, ma anche in quel caso la trasmissione precorse troppo i tempi e qualcosa che si sarebbe potuto rivelare di enorme successo si tramutò in un clamoroso flop.

Credo quindi che sia necessario dare ancora del tempo alla trasmissione per poter trarre le conclusioni solo nelle prossime settimane.